I Piani d'Inserimento Professionale - Non ne faremo di nuovi
Dal 2004
ad oggi ADISI ha avviato ben 25 Piani
d'Inserimento Professionale in collaborazione con l' Ufficio del Sostegno Sociale
di Bellinzona.
L'intento
è quello di favorire il reinserimento nel mondo del lavoro
persone volenterose alle quali vengono affidati ruoli di back office e
front office, gestione e coordinamento di progetto così come
mansioni tecniche.
Per questo
motivo ADISI ( e la consorella
ATAPT)
hanno allestito una sede di uffici adeguatamente attrezzata per ogni
postazione di lavoro dove, in un clima sereno ed (quando possibile)
informale, i partecipanti potessero svolgere i compiti a loro
assegnati

Ogni
partecipante viene quindi accolto e, insieme, vengono definite
mansioni, ruoli
e, se necessarie, le competenze da acquisire per lo svolgimento degli
incarichi assunti.
I
partecipanti sono così accolti quale staff operativo sia nella
sede di Barbengo (amministrazione e atelier progetti) sia a Grancia,
presso l'Internet Point al
Centro Lugano Sud (IKEA).
I piani
durano a secondo dell'età:
fino a 25
anni 6 mesi
fino a 55
anni 12 mesi
oltre
18 mesi
Quest'attività,
che si colloca quale progetto nel progetto, è una delle
dimostrazione di cosa ADISI intende per "Impegno sociale" ripagata dal
fatto che a
oggi abbiamo ricollocato 8 persone che, o hanno trovato un impiego,
oppure hanno avviato un'attività autonoma.
Purtroppo il nostro
sforzo non è stato né compreso né apprezzato
dall'ufficio cantonale preposto. Infatti i nostri risultati, ben
superiori alla media del Cantone stesso (in termini di ricollocamento
post PIP), probabilmente hanno suscitato qualche imbarazzo
perché ottenuti senza alcun apporto o sostegno finanziario.
ADISI e ATPAT hanno
fatto tutto con i propri mezzi (che non sono quelli della finanza
pubblica) e, malgrado questo, sono state entrambe insultate da
chi non poteva forse riconoscere uno smacco di tale portata:
50% di ricollocamento ottenuto contro un 2% di risultati da tutti
i piani finora organizzati dall'USSI.
ADIDI e ATPAT hanno
dovuto, inoltre, fare fronte a casi di partecipanti in particolari
difficoltà (sociali, economiche e anche vittime di patologie non
diagnosticate) cercando in ogni modo di offrire pari opportunità
ad ognuno.
Quando i casi divenivano
però insostenibili si è stati costretti all'interruzione , motivando con le
apposite documentazioni, (procedimento previsto
da regolamento).
L'inadeguatezza di chi
avrebbe poi dovuto occuparsene è quindi venuta subito a galla:
certo manovrare anonime scartoffie è ben più facile che
affrontare i problemi direttamente con le persone... Che però
sono utenti, assicurati, contribuenti e cittadini a pieno titolo e che
non meritano di essere sballottati da un ufficio all'all'altro, di
rincorrere inutilmente funzionari che si rendono irreperibili, e
così via.
Ovviamente è
più semplice cercare di incolpare ADISI e ATPAT piuttosto che
ammettere di aver mal valutato i casi specifici a monte facendosi
carico della propria mission: ufficio del SOSTEGNO sociale.
Tra mille
perplessità l'unica ragionevole conclusione è quella di
interrompere la collaborazione con il Cantone che, tra
l'altro, da agosto (momento del chiarimento)
si nega al telefono disattendendo perfino a quanto il regolamento
indica: sostegno alle aziende organizzatrici.
ADISI e ATPAT, nella
figura del loro presidente, hanno pagato quindi due volte:
le regolari tasse quali contribuenti (con le quali finanziamo
anche le retribuzioni dei suddetti funzionari) e i costi di
gestione per le sedi appositamente allestite.
Siamo felici
dell'apprezzamento avuto invece dai partecipanti, sia coloro che hanno
ottenuto un impego, sia quelli che sono tornati a pieno titolo in
disoccupazione.
Concludiamo ricordando
al sig. Martino Rossi, capo del Sostegno Sociale, quanto fosse
offensiva la sua domanda nei confronti del nostro presidente: "Ma lei
lavora per l'umanità?". Signor Rossi, evidentemente lei ha
perso il senso della misura e qui le rispondiamo: "Lei è un
impiegato dell'amministrazione pubblica e non deve permettersi di
rivolgere tali domande al contribuente, il popolo sovrano di questa
Repubblica e quindi suo datore di lavoro."
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